LA TORRE DI BABELE
Una sedia.
A: “cosa ci fa una sedia lì?”
B: “chi ce l’ha messa?”
C: “e poi perché una sola?”
D: “chissà chi l’ha fatta!”
E: “così, da sola, può essere solo motivo di scontri”
F: “per me va rimossa”
G: “ma non sarebbe meglio farne altre, piuttosto che rimuoverla?”
H: “ci sono altre cose più importanti prima, da risolvere”
K: “è solo inutile”
I: “forse chi l’ha fatta e messa lì, lo ha fatto solo per dare riposo a qualcuno”
J: “hanno rovinato un albero per farla!”
L: “per me è solo una provocazione”
M: “se la guardi bene è una sedia costruita male”
N: “forse non reggerebbe neanche uno che ci si siede!”
O: “andava fatta con un materiale più robusto”
P: “l’ho detto che è inutile e dannosa”
Q: “e poi chi ci siederà si sentirà un privilegiato”
R: “è discriminatoria”
S: “favorirebbe le disuguaglianze sociali”
T: “a meno che non ci si fanno sedere solo donne incinte o anziani”
U: “e chi va poi a controllare che sia così?”
W: “non ha neppure i poggioli laterali. Non è comoda per un anziano”
V: “vedrai che solo i raccomandati potranno sedercisi”
Z: “o quelli che hanno soldi e sfruttano gli altri”
X: “le solite ingiustizie”
Y: “era meglio se non ci fosse stata”
AA: “ma ora c’è. Cerchiamo di utilizzarla”
BB: “e chi lo dovrebbe fare?”
CC: “E a favore di chi?”
DD: “chi lo decide?”
EE: “si potrebbe tirare a sorte!”
FF: “e magari chi ne ha davvero bisogno non potrà utilizzarla!” no, non si può affidare al caso!
GG: “bla bla”
HH: “bla bla”
Ecc.
Tante confuse opinioni su un semplice oggetto. Il caos del “secondo me”. E cosa succede allora di fronte a più oggetti, a più fatti, a più scelte, a tante persone, ad azioni, a valori, a decisioni, a molteplici idee? E qualcuno avrebbe l’ardire di decidere quale opinione sia la migliore? E in base a cosa? Solo in base a quello che pensa come giusto. Cioè, di nuovo, in base alla propria opinione. Opinioni, opinioni, opinioni…
Forse solo se si rivela colui che ha costruito quella sedia e l’ha messa lì, potrà dirci e darci una risposta oltre il caos delle opinioni.
