UN'ANOMALA CHIESA DEL SILENZIO
Non viviamo tempi facili, ma sarebbe sbagliato credere che ci siano stati in passato tempi migliori. Ognuno assolutizza quello che vive ponendolo come al vertice di crisi, guerre e calamità varie e pensando che altri, in passato, siano stati più fortunati. Purtroppo non è così né lo sarà in futuro, perché potrebbe bastare anche solo sfogliare qualche pagina non solo storiografica, ma anche semplicemente di cronaca spicciola per accorgerci che, con condizioni e problemi diversi, la gravità di certri eventi e la tragicità di alcune esperienze non sono mai mancati anche nel passato più lontano e più facilmente idealizzabile. Tuttavia c’è ora qualcosa che si sta diversificando e riguarda, purtroppo, la Chiesa e la sua testimonianza. I tanti processi di secolarizzazione hanno, suo malgrado, secolarizzato anche la Chiesa e, tornando dalla Messa, ancora ho in testa ciò che ormai si sente ovunque e costantemente, come un mantra che viene diffuso di parrocchia in parrocchia, di chiesa in chiesa. I sacerdoti non fanno altro che riempire le proprie prediche di parole come amore, solidarietà, inclusione, integrazione, disponibilità, accoglienza, pace, basando tutto sull’emozionale, sul vissuto, senza mai spiegare il perché vadano fatte certe scelte, il perché saremo riconosciuti come seguaci di Gesù dal modo in cui sapremo amarci, il perché si debba operare quella scelta o direzionare le proprie azioni verso certi valori. Mancando il perché, tutto va a confluire nella grande brodaglia del buonismo diffuso, dove sono presenti ideologie anticristiane, personaggi ai limiti della inqualificabilità, organizzazioni laiche in stupida competizione con quelle cristiane. E la conseguenza è tragica: dilaga l’ignoranza della dottrina cristiana, non si conosce nulla o pochissimo del fondamento dogmatico della fede e tutto si confonde in un vago filantropismo, in un pacifismo ambiguo, che confonde la pace di Gesù (“vi lascio la pace, vi do la mia pace”) con quella tra le nazioni e con quella della propria egoistica sopravvivenza, in un rispetto del Creato che va a identificarsi con la salvaguardia interessata e antropocentrica del pianeta, in una difesa della vita che antepone, ad esempio, la tutela delle uova di tartaruga all’embrione umano e dove tutto, si crede, può essere risolto dall’agire.
La carità senza la Verità è filantropia; la speranza senza la Verità è un mero “mondo migliore”; la fede senza la Verità è fideismo; la pace senza la Verità è benessere immanente; l’economia senza la Verità è comunismo e capitalismo; la politica senza Verità è il proprio interesse assolutizzato.
Non ho certo la presunzione di fornire risposte, ma quello di fare un appello, sì. Chi è credente cristiano cattolico come chi scrive, provi a diminuire il ricorso all’emozionale, al sentimento, all’irrazionale, al contingente, provi a non continuare a parlare di pace, di amore o di accoglienza, ma cominci a spiegare il perché e a chiarire certe differenze e che questo perché e queste differenze si possano, si debbano fondare sul Cristo, Verità e Luce, Luce Vera, non certo quella delle balbettanti fiammelle dei nostri miseri lumini.
