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Domande e risposte

Pubblico·27 membri

Il sacro dimenticato

Il “contingentismo” che Boutroux imputava alla scienza, ammonendola di rincorrere la propria stessa fine in quanto tesa a risolvere via via nel tempo ogni problema, andrebbe allargato all’attuale confusa visione che come cristiani ci viene indicata. Se il fine delle preghiere, soprattutto quelle dette “dei fedeli” ma non solo, sono richieste a Dio per essere illuminati a  risolvere ogni problema, a trovare la pace tra i popoli, ad avere governanti onesti e tesi al bene comune, a realizzare finalmente la giustizia, a trovare una occupazione che non lasci alcuno senza lavoro o in condizioni poco dignitose, ad avere famiglie unite e piene d’amore tra coniugi e tra genitori e figli, a cercare sempre la difesa della vita, ad essere sempre pronti ad aiutare l’altro, a debellare, una volta per tutte, la fame nel mondo, le malattie, l’isolamento e la solitudine, ad avere sempre il cuore pronto all’accoglienza… mi chiedo: qual è il fine di tutto questo?  Le tre virtù teologali, chiamate così perché sono “dono di Dio” a cosa “servirebbero”? a costruire un paradiso terrestre? Quando la solidarietà fosse realizzata (inutilità della carità, ormai realizzata), quando non c’è più bisogno di sperare perché si è raggiunta la quiete e la felicità, la pace e la giustizia, la libertà e la fratellanza, in Chi ancora avere fede e, soprattutto, perché averla? L’uomo è riuscito, con l’aiuto di Dio e le preghiere che Gli ha rivolto, a costruire non solo un mondo migliore, ma un mondo dove di Dio e dell’al di là e della fede e della speranza e della carità non c’è più alcun bisogno.

Il suo agire umano, come già ampiamente successo nella storia, ha chiesto un avallo divino per ricevere autorevolezza e forza. Ma è l’uomo, idolatricamente, che ha costruito il suo Eden, confondendo il piano orizzontale della sua terreneità fugace e senza senso con il vero scopo per cui vivere. Ed ecco che si è tradito il messaggio del Cristo. Trasformato in un Barabba, è diventato un modello sociale, politico, pedagogico, militare, economico, culturale.

Da questa intima contraddizione si può uscire soltanto se, sottinteso a tutto, c’è la convinzione, taciuta ma ferma, che tutto questo non verrà mai raggiunto e che il mondo si ripresenterà sempre, anche nel futuro, con nuovi problemi e tragedie, nuovi drammi e difficoltà, nuove ingiustizie e disuguaglianze. E dunque quale sarebbe stato il ruolo e l’identità del cristiano in queste lotte, in questi aneliti, in queste tensioni a migliorare il mondo? Nessuna specificità, nessuna identità, nessun ruolo, anzi rimarrebbe in piedi solo quello dell’”astratto pregare” invece di fare e lottare nella concretezza della storia, un ruolo di  eterni sognatori, anche pieni di confusione, che lottano per un di qua e non hanno capito che il loro fondamento è al di là. Non ho mai letto una parola di Gesù contro la guerra, le ingiustizie, e l’appello agli ultimi che noi, ovviamente, abbiamo subito, materialisticamente identificato con i poveri, entra in conflitto con l’ammonimento che Gesù fa verso i ricchi, ai quali è impossibile l’accesso al Regno dei Cieli, visto che un cammello avrebbe più facilità a passare per la cruna di un ago. E non sarebbero, paradossalmente proprio loro, quei ricchi vuoti di valori e soggiogati e sedotti dalla terrenità, le vere “pecorelle smarrite”?

Queste mie riflessioni che vi propongo sono tese a demolire i troppi luoghi comuni, statici e reiterati anche liturgicamente che come credente ascolto ogni volta in un silenzio sgomento.

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Roberto Rossi Filosofo

2023 by RobertoRossiFilosofo

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