Sul nuovo libro
Dopo le solite fatiche e revisioni e ripensamenti e correzioni è uscito finalmente il mio "Consistenzialismo", uscito per i tipi della Loffredo editore in Napoli. Il tema è semplice, nella sua apparente complessità: per comprenderlo farò un esempio tragico, ma proprio per questo indimenticabile e chiaro. Se muore un uomo che ha superato una certa età, che ha raggiunto quasi il secolo di vita, dal punto di vista RAZIONALE la sua morte si porterà dietro un patrimonio irripetibile di esperienze, di scelte, di relazioni familiari e sociali, di competenze, magari irraggiungibili. Ma la sua morte, razionalmente, ha un senso: è arrivata nella realtà di un uomo che ha raggiunto quasi un secolo di vita. Non troviamo una sola mancanza, un'assenza per così dire, perché tutto si è svolto come doveva.
Ma se muore un bambino di pochi anni che succede? Su un piano razionale, nessuna competenza, pochissime esperienze, relazioni affettive appena accennate e inconsapevoli, relazioni sociali circoscritte, dunque, sembrerebbe una morte con poca o scarsa realtà concreta. Ma lo piangiamo di più, più che l'uomo anziano e perché? Piangiamo il POSSIBILE che quel bambino non ha potuto vivere. Riconosciamo l'assenza e questa pesa più della realtà presente. Noi riteniamo sempre più importante il possibile (vera consistenza) che il reale (consistenza illusoria), solo apparentemente in grado di appagare ma sempre manchevole e, per questo, sempre da migliorare, E nel migliorare la realtà, ancora una volta ha più consistenza il possibile che il reale.
Solo animali e piante non vivono il possibile, perché in natura sono più perfetti di noi, tanto che sono ciò che sono senza voler cambiare il proprio stato mediante la responsabilità della libertà e di ciò che ne potrebbe scaturire, la storia. Libertà e storia ci sono perché siamo così imperfetti nella realtà che siamo segnati sempre e solo dal possibile. E' questo che fonda la libertà. Ed è questo che ci fa uomini.
