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Discussioni generali

Public·25 members

IL CREPUSCOLO E L’AURORA Poche riflessioni a inventario di una vita

TESTAMENTO. Non c’è più tempo per sognare. Gli spazi si sono fatti soffocanti e quel tempo che prima si dilatava è ora un vicolo cieco. Si aspetta. E basta. La vita che mi è stata assegnata, -donata?- sta chiudendosi. Come ogni cosa. Una condanna per chi come noi, fragili, illusi, abbiamo già percorso con baldanza sciocca e cieca gli anni che, dicono, siano i più belli. È finito il mio tempo. Me lo ricorda il corpo, sempre più vacillante e precario, me lo dicono le persone, più vicine e amate e quelle meno visibili che, ogni volta, ricompongono quanto già messo alle mie spalle –lo definiamo per comodità “passato”-, e che invece pesa. Su di loro e, come in un riflesso fraterno, su di me. E quando penso a fare qualcosa, qualunque cosa, che non si consumi nell’immediato, un pensiero ormai è lì, ineliminabile: avrò il tempo per portarla a…

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I datteri di Maria, una storia che costruisce ponti.

Ieri alla Grande Moschea c'è stato un incontro tra uomini e donne di buona volontà, -di volontà buona-, di varie fedi religiose, soprattutto si è cercato un "ponte" tra cristiani e musulmani nel nome di Maria. L'evento è stato organizzato dalla Karol Wojtyla International Association diretta dalla dott.ssa Rosanna Cerbo. Questo il mio breve intervento.


È un evento semplice quello narrato dal Corano: la nascita di Gesù da Maria Vergine sotto una palma, con l'angelo che suggerisce a Maria di scuotere la pianta per far cadere i datteri necessari al suo nutrimento e a quello del bambino.

     Leggiamo direttamente il breve passo della Sura XIX:


 I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: «Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!».

24. Fu chiamata da sotto: «Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi…


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Marco Foti
Marco Foti
Oct 20, 2025

Grazie, Professore. Bello, filosofico e perfino poetico.

CAPIRE PER CREDERE 8: IL GRANDE EQUIVOCO DELLA POVERTA’

Le letture odierne alla funzione eucaristica (XXV domenica del tempo ordinario) sono state tutte indirizzate al tema della povertà: dal testo del profeta Amos sino alla lettera a Timoteo di Paolo per concludere con il “non si possono servire due padroni” dell’annuncio evangelico. Ogni volta, le omelie, ormai standardizzate, si fermano sul tema della povertà e sul richiamo per ogni cristiano ad aiutare i poveri. Ormai, il nostro attaccamento a questa vita come fosse l’unica, come se avesse valore assoluto, ci porta a guardare le cose nella nostra ottica umana e nella nostra logica. A incominciare da Gesù, nato povero, in una famiglia povera, che ha visto la luce in una grotta, messo poi in una mangiatoia, al freddo e al gelo (magari pure con la neve). Questa consuetudine popolare che ha dato vita alla meravigliosa unica tradizione del presepe, non può continuare a essere confusa con il dato storico…

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CAPIRE PER CREDERE 7: DIO E L'INGIUSTIZIA DELLA MORTE DI UN BAMBINO

     Perché un uomo quasi centenario può morire senza scandalo, mentre un bambino solleva lo sgomento e la rabbia e gli interrogativi più impotenti? Che la natura, nel suo corso abbia una sua logica lo crede l’uomo, che osservando attorno a sé le altre creature e riflettendo sulla sua vita per analogia, ritiene che sia “giusto” percorrere la parabola della vita e concludere l’esistenza a tarda età. Eppure, biologicamente, la morte, in natura, difficilmente può percorrere la sua parabola: la sopravvivenza alla quale ogni creatura, animale e vegetale, è sottomessa e costretta quotidianamente a salvaguardarsi e ancor più in tenera età, deve fare i conti con eventi, avversità, malattie, contendenti e concorrenti che attentano al normale corso della vita e la interrompono tragicamente in ogni momento. Ma noi cogliamo quel fil rouge che ci sembra autorizzare a pensare che la vita debba percorrere tutta la sua parabola. E quella parabola…


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ROBERTO ROSSI
Aug 30, 2025

La ringrazio per le sue ineccepibili precisazioni. Ci sono a mio avviso, tuttavia due considerazioni da fare.

1.- sul piano pastorale è stata una scelta giusta quella di predicare l'accettazione difficile se non impossibile di una morte (parlo soprattutto di bambini o minorenni) come una morte permessa da Dio, trascurando l'essenziale, e cioè che Dio è Dio della vita, della gioia, della speranza, della vittoria sulla morte!

2.- dimenticando o ripetendo solo mnemonicamente e senza spiegazione, che la morte è stata introdotta dal peccato: essa, dunque, non aveva niente a che fare con Dio. Come addossarGli qualcosa che è tenebre e negatività e conseguenza del nostro peccato?

Per quel poco che ho sperimentato, noto che parlare di Cristianesimo significa per la gran parte dei non credenti parlare di dolore, di sofferenze, di morte, di divieti, di penitenze e di tutto quanto sembra opporsi alla gioia di vivere. Che la morte sia stata vinta e che noi viviamo nella certezza della speranza dataci dalla Resurrezione di Cristo (quanto dovrebbe essere predicato!) e della morte, che è IL peccato, l'ultimo nemico che Gesù ha dovuto abbattere, che è stata vinta, ci sono poche tracce nelle prediche domenicali e durante i funerali. Permettere non è causare e chiedere ai fedeli (e agli stessi sacerdoti) di fare una distinzione tra volontà permissiva di Dio e una volontà positiva, distinzione è difficile, se non impossibile, persino sul piano teologico per gli addetti ai lavori. E invece la si è data in pasto al popolo dei fedeli: penso sia stato il più grande errore sul piano pastorale, che ha messo in secondo piano ciò che, viceversa, è l'annuncio essenziale del Cristo.

Roberto Rossi Philosopher

2023 by Roberto Rossi Philosopher

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