IL CREPUSCOLO E L’AURORA Poche riflessioni a inventario di una vita
TESTAMENTO. Non c’è più tempo per sognare. Gli spazi si sono fatti soffocanti e quel tempo che prima si dilatava è ora un vicolo cieco. Si aspetta. E basta. La vita che mi è stata assegnata, -donata?- sta chiudendosi. Come ogni cosa. Una condanna per chi come noi, fragili, illusi, abbiamo già percorso con baldanza sciocca e cieca gli anni che, dicono, siano i più belli. È finito il mio tempo. Me lo ricorda il corpo, sempre più vacillante e precario, me lo dicono le persone, più vicine e amate e quelle meno visibili che, ogni volta, ricompongono quanto già messo alle mie spalle –lo definiamo per comodità “passato”-, e che invece pesa. Su di loro e, come in un riflesso fraterno, su di me. E quando penso a fare qualcosa, qualunque cosa, che non si consumi nell’immediato, un pensiero ormai è lì, ineliminabile: avrò il tempo per portarla a…

Grazie, Professore. Bello, filosofico e perfino poetico.