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Discussioni generali

Public·28 members

Ho vissuto in mezzo ai giovani per mezzo secolo e già usare il termine "giovani" come fosse una categoria, è errore grave. Le generazioni sono cambiate e le prime che io avvicinai erano molto, ma molto diverse dalle ultime che ho frequentato. Non sono qui a fare il giudice, ma a tentare di capire e proporre un eventuale confronto. Le nuove generazioni nate nel più esasperato contesto individualista, spesso con famiglie fatiscenti alle spalle o anomale, senza alcun riferimento religioso o, se si vuole, ideale, capace di educare a superare il proprio, cioè la soggettività esasperata tipica dell'adolescente (l'adolescenza oggi, come hanno più volte ripetuto gli psicologi, si allunga sino ai trent'anni e oltre), tese al solo divertimento, che manifestano il loro vuoto nell'ubriacarsi e nella ricerca dello sballo continuo, malati sino alle midolla di protagonismo, capaci di rischiare la propria vita pur di farsi un selfie, amanti del consumismo più spicciolo, alla ricerca di capi firmati e di benessere, incapaci di assumersi doveri e responsabilità perché non educati a farlo, non sono scesi nelle piazze ad esprimere i loro ideali. Non conosco la situazione in Francia e su questa non intervengo. Ma sui nostri ragazzi, sì. Mania di protagonismo, come detto, emulazione, gregarismo di gruppo, segnato dalla violenza impersonale del branco, spinte ormonali, volontà di esserci e filmare e sfasciare per dire che "c'ero anch'io", accumulare nella propria testa il malessere degli adulti e, senza spiegarli, dichiararli come motivo della protesta non riuscendo neppure a saper costruire una pur breve frase di senso compiuto, volontà di divertirsi "border line", con manifestazioni analoghe e diverse già comparse nella quotidianità (dai sassi lanciati dall'autostrada, sino alla minicar che gira per far cadere persone dai monopattini, sino a gratuite aggressioni a barboni o altre figure "deboli" socialmente). Almeno il 90% di questi ragazzi non ha alcun ideale: non sono passati improvvisamente dalle banalità quotidiane rincorse come desiderate identità sociali a un improvviso illuminante desiderio di giustizia, di pace, di verità, ecc. Sono lì per passiva adeguazione a messaggi eversivi, come è sempre stato per le nuove generazioni, che si scontrano inevitabilmente con ciò che trovano delle vecchie. Ma qui non si propone nulla, perché, semplicemente, non hanno niente da proporre. In più, mancando il riferimento familiare e quello territoriale (molti sono i cosiddetti "italiani della seconda generazione", cioè italiani annacquati) e quello cronologico (minorenni che vogliono essere come gli "adulti" e contro altri adulti) ci si dovrebbe affidare alla scuola. Ma questa, purtroppo, ormai da molto tempo, è occupata in larga parte, da docenti ideologizzati, pedine di una ideologia che ebbe in Gramsci e nella sua teoria dell'"egemonia" da imporre al sistema, la sua lontana fonte d'irradiazione: occupare (in tutti i sensi) i centri di cultura, scuole e università, per poter diffondere la liberatrice ideologia marxista. Così a scuola non s'insegnano le responsabilità da assumere, ma con un buonismo untuoso si cerca di giustificare ogni cosa, persino le aggressioni agli stessi docenti. Da ultimo la Chiesa, chiamata a ridare valori spirituali, è, invece, nella maggior parte dei preti, ben indirizzati da Bergoglio, a sorreggere questo ipocrita buonismo, come se la fede religiosa nell'accoglienza e nella pace, non dovesse mai esprimere giudizi di condanna. E questi nostri giovani impuniti, giustificati, vengono intervistati, vanno davanti alle telecamere sentendosi finalmente importanti, laddove altre forme di differenziazione dall'anonimato (forme e colori di capelli poco credibili, tatuaggi in ogni dove, orecchini, vestiti che vogliono stupire e banalità di questo genere) non sono stati abbastanza informativi, ormai diventati una moda. Dunque, di riflesso, appartenenza alla moda per gregarismo, e allargarla a una finta rivoluzione, tutta effervescenza vuota, senza un minimo di contenuti. Non è risolvibile il problema attraverso psicologi o assistenti sociali. Il problema è valoriale e una società tutta tesa all'orizzontalità non può scandalizzarsi se alcuni propri membri, più giovani e più ignoranti, esprimono in questo modo animale la loro conforme appartenenza a questa orizzontalità.

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Roberto Rossi Philosopher

2023 by Roberto Rossi Philosopher

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